Rivista Franchising
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Viviana Datti, Ceo di Biorticello.it

“Da piccola sognavo di fare la cantante, non avrei mai pensato di mettere su un’impresa tutta mia”. Così Viviana Datti, Ceo di Biorticello.it, ha raccontato a Start-Franchising cosa significa essere una donna a capo di una giovane startup che mette in rete i piccoli produttori agricoli italiani. “Ho appena compiuto 31 anni e mi sto riprendendo dal trauma (ride). Mi sono laureata in comunicazione pubblicitaria a Perugia, quindi ho studiato la comunicazione offline classica. Ben presto mi sono resa conto che la comunicazione viaggiava tantissimo sul web e per questo motivo ho deciso di iscrivermi a un master in digital marketing a Milano. Ho fatto qualche esperienza lavorativa in agenzie di comunicazione. In particolare a Roma ho lavorato in un’agenzia che si occupava di comunicazione ambientale e lì mi sono avvicinata ai tempi relativi all’ambiente. Poi sono stata responsabile della comunicazione di Legambiente.

biorticello brandCom’è nata l’idea di Biorticello.it?

“È nata da un’esperienza di vita personale. Sono nata a Frosinone, ho studiato a Perugia e Milano e sono tornata a Roma per lavorare. La mia idea di partenza era restare a vivere in una grande città per l’impareggiabile offerta culturale. Invece, per motivi personali mi sono trasferita in un paesino minuscolo in provincia di Rieti, in un borgo di 500 anime e poco più, in una zona a grandissima vocazione agricola. Ho iniziato a conoscere tante piccole aziende, mi sono confrontata con tutto l’impegno che ci mettono per fare le cose, con tutte le difficoltà che loro affrontano e da qui è nata l’idea.  Questi imprenditori realizzano prodotti eccezionali e non hanno la forza di farli conoscere e io ho deciso fare qualcosa per loro. Da qui l’idea di Biorticello. L’idea di questa piccola rete di produttori che ha l’obiettivo di creare relazioni e sinergie e che li supporta nella comunicazione dei prodotti”.

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Come ha reperito i primi finanziamenti e quando è stata lanciata effettivamente la startup?

“Ho ottenuto i primi finanziamenti lo scorso anno grazie ad un bando indetto dalla Regione Lazio dedicato alle imprese innovative femminili . Ero un po’ scettica all’inizio perché di solito sono in molti a partecipare a questi bandi. Poi ho saputo di essere risultata idonea per il finanziamento e ho realizzato il progetto. Era a fondo perduto, quindi ottimo per cominciare”.

Qual è la prima sfida che ha dovuto affrontare?

“La prima sfida è stata quella di relazionarmi con i produttori. Ho dovuto aprire la rete, cercare imprenditori che fossero interessati ad entrare in questo progetto e quindi la prima sfida è stata cercare di far comprendere l’opportunità e coinvolgerli”.

La mission di Biorticello.it è fornire ai piccoli produttori agricoli italiani uno spazio su cui presentarsi e una piattaforma su cui vendere i propri prodotti biologici. Come funziona in pratica?

Il primo passo è creare sinergia tra i produttori stessi. L’idea è quella di metterli in comunicazione per farli lavorare collaborare . Faccio un esempio: un produttore di cereali e frutta voleva trasformare quest’ultima in confettura, ma non aveva a disposizione il laboratorio per farlo. Noi l’abbiamo messo in comunicazione con un altro imprenditore della rete Biorticello che ce l’ha. 2. Mettere online i produttori e i loro prodotti. Molti non hanno un sito internet e chi ce l’ha non è dotato di e-commerce, quindi cercano di vendere i propri prodotti nei piccoli mercatini vicino casa. Quello che facciamo è portarli online partendo dagli shooting fotografici di quello che vendono”.

Qual è la differenza rispetto ad altri modelli di marketplace ed e-commerce?

“La prima differenza è che Biorticello non è solo un portale e-commerce ma è anche una RETE di produttori. 

La seconda differenza è che i marketplace in generale tendono a oscurare gli altri brand mettendo in risalto il proprio nome. Biorticello invece vuole dare risalto soprattutto all’imprenditore. Infatti su Biorticello.it ogni produttore crea la sua scheda per far capire chi è, che cosa fa e come lo fa. Inoltre ogni  prodotto ha una propria scheda di approfondimento. Quindi il consumatore è in grado di vedere ‘che cosa c’è dietro’ a ogni  produzione e come possono utilizzarla.

La terza differenza è che abbiamo un nostro magazzino quindi siamo noi a spedire all’utente finale i prodotti che riceviamo dall’azienda  e ci occupiamo di tutta la parte logistica”.

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Quanti produttori aderiscono al momento? Che obiettivo di sviluppo avete?

“Abbiamo iniziato con 10 produttori e  oggi, a tre mesi di vita, ne abbiamo 22. L’obiettivo è di crescere lentamente perché facciamo un’ottima selezione a monte: andiamo a conoscere personalmente le aziende, cerchiamo di capirne i processi e i valori che li animano”.

Le donne startupper in Italia sono ancora una minoranza, secondo lei perché?

“Il mio primo bando e finanziamento l’ho avuto grazie all’imprenditoria femminile, quindi mi sono rapportata, durante gli incontri preliminari, con tutte imprenditrici.. donne! Anche recentemente ho partecipato ad incontri di networking a Roma con altre imprenditrici. Qualcosa si muove”.

Essere donna è stato un ostacolo, un vantaggio o indifferente nella sua esperienza?

“In controtendenza, devo dire che è stato un vantaggio, soprattutto facendo riferimento al bando di cui sopra. Essere una donna è stato probabilmente un fattore di vantaggio anche quando mi sono relazionata per la prima volta con i piccoli produttori, che mi hanno riservato un’accoglienza migliore per il fatto che fossi una giovane donna che si interessava a loro e che stava mettendo in piedi questo progetto”.

Qual è stata la tappa più significativa del suo percorso in Biorticello.it? Perché?

“La tappa più significativa è stata sicuramente la messa online del portale, dopo mesi di lavoro. Ha significato prendere finalmente contatto con il consumatore finale, il destinatario del progetto, ed è stato utile  per ottenere suggerimenti e critiche costruttive”.

Da bambina che cosa sognava di fare?

“Da bambina volevo fare la cantante. Ero una di quelle bambine che cantavano davanti allo specchio con la spazzola o una bottiglia di plastica come microfono, con accanto i testi delle canzoni in inglese che stampavo prima. Ho anche fatto qualche corso ma non sono mai stata presa seriamente in considerazione, anche se la mia idea era quella di diventare una performer di successo”.

Alle donne che vogliono intraprendere la sua stessa strada, quali consigli darebbe?

“Il primo consiglio è di prendere il coraggio a quattro mani e di buttarsi soprattutto nell’ideazione di progetti innovativi. Il secondo è di parlare della propria idea, fare mini sondaggi tra amici e parenti, ascoltare le opinioni di tutti, fare brain storming anche a cena con gli amici, perché condividendo l’idea si riesce a metterla a fuoco e perfezionarla”.

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Social Media Manager, Web Content Editor, ex Speaker Radiofonica, laureata in Sociologia e specializzata in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d'Impresa. Interessata ai Fatti Sociali e ai rapporti di Potere.