Il Sud è fashion

La regione Campania è la quinta in Italia per numero di aziende del tessile e dell’abbigliamento. Viaggio tra i brand del settore moda che hanno scelto il franchising per crescere

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Carpisa, Yamamay, Jaked, Harmont&Blaine, Primadonna, Silvian Heach, Camomilla, solo per citarne alcuni. Sono tanti i marchi del fashion che hanno visto la luce nel Sud dell’Italia e da lì si sono sviluppati nel nostro paese ma anche all’estero.

La regione Campania, in particolare, è la quinta in Italia per numero di aziende del tessile e dell’abbigliamento, la prima del Sud. Secondo i dati dell’Unione Industriali di Napoli, il sistema moda della regione conta più di 4.130 aziende, di cui più di 3.500 impegnate nella confezione e nell’abbigliamento, dislocate soprattutto nella città del Vesuvio e nella sua provincia ma anche a Salerno e Caserta. Nel 2015 l’export del settore si è avvicinato ai 600 milioni di euro con una crescita del +1,9% su base annua, in linea con la media nazionale. L’export del solo abbigliamento ha raggiunto 494 milioni di euro (pari, quindi all’82,6% del totale), in aumento del +1,8% rispetto all’esercizio precedente. Circa il 75% dell’export regionale proviene dalla provincia di Napoli (stabile nel 2015), seguita da quella di Caserta (+11,4%) e di Salerno (+8,1%). L’import ha invece superato il miliardo e 400 milioni di euro.

Molte delle aziende del settore hanno adottato la formula del franchising. Alcuni casi, anche eccellenti, hanno invece adottato canali distributivi differenti cometi Harmont&Blaine che, ci dice l’ufficio stampa, “non ha scelto le affiliazioni per una questione di costi”. Franchising o no, la casa della moda in Campania si chiama CIS di Nola. Conosciamolo meglio.

Il CIS, la casa della moda dal 1977
La casa della moda e dell’abbigliamento al Sud, specialmente in Campania è il distretto CIS, Interporto e Vulcano, tre realtà che operano in stretta sinergia, ciascuna con una specifica funzione: il CIS nella distribuzione, l’Interporto nella logistica integrata, il Vulcano Buono nei servizi e il retail. La storia del distretto CIS – Interporto Campano – Vulcano Buono inizia nel 1977 quando un gruppo di imprenditori napoletani decide di portare fuori dalle mura di Napoli tutto quello che la città non poteva più ospitare. Non si trattava, quindi, di trasferire solo le attività commerciali e logistiche ma di attivare anche tutta una serie di “servizi primari di città”.

Tre in uno
Inaugurato nel 1986, il CIS è il più grande polo di distribuzione commerciale B2B d’Europa, con oltre 300 aziende specializzate in oltre 100 settori merceologici non alimentari e operanti su una superficie di un milione di metri quadrati. Visitato ogni giorno da oltre 20.000 operatori, registra ogni anno l’ingresso di 130.000 mezzi pesanti e più di 2 milioni e mezzo di auto, per un giro d’affari stimato intorno ai 7 miliardi di euro.
La società Interporto Campano SpA è concessionaria della Regione Campania, fino al 2080, per la progettazione, costruzione e gestione dell’Interporto nel sito di Nola, è il naturale prolungamento del porto di Napoli, l’unico interporto di rilevanza nazionale operativo nel Centro-Sud Italia.
Il Centro Servizi Vulcano Buono, concepito come luogo di attrazione e di aggregazione, si sviluppa su un’area di 450.000 mq per oltre 40 metri di altezza, è stato progettato dall’architetto Renzo Piano ed è ispirato alla caratteristica forma del Vesuvio. Qui vengono ospitate manifestazioni fieristiche, eventi culturali e per il tempo libero che hanno incrementato le attività del Centro.
“Il CIS , nato come Centro di Distribuzione all’ingrosso, nei suoi trent’anni di storia ha conosciuto una costante evoluzione, in linea e talvolta anche precorrendo le tendenze del mercato”, spiega Fulvio Guida, Direttore Commerciale e Marketing di CIS SpA. “Oggi ha cambiato pelle rispetto alla sua nascita e ciò è accaduto soprattutto nel settore moda e abbigliamento, sia uomo che donna e bambino, che rappresenta circa il 70% dell’offerta merceologica. Essendo un sistema di servizi e un laboratorio di affari, il CIS ha fornito alle sue circa 300 aziende presenti le condizioni migliori per sperimentare nuove formule commerciali. La gran parte di esse, in questi ultimi anni, ha sviluppato politiche di brand che hanno riscontrato il favore dei consumatori. Oggi hanno sede al CIS alcuni tra i principali marchi italiani del settore con una rete capillare di punti vendita, diretti e in franchising, sviluppata anche a livello internazionale”.

Il marchio storico: Carpisa
Presente al CIS di Nola fin dalla sua nascita, il brand Carpisa di proprietà della Kuvera Spa, fa oggi parte del gruppo Pianoforte Holding che comprende anche i marchi Yamamay e Jaked, la cui sede si trova invece al Nord. Il brand della tartaruga è nato dalla famiglia Carlino, dei fratelli Raffaele e Maurizio, da generazioni produttori di pelletteria di prestigio e dall’esperienza della famiglia Cimmino. “Kuvera ha sede da sempre a Nola, alle porte di Napoli, ed è fortemente legata al Sud, come i suoi fondatori”, spiega Gianluigi Cimmino, Ceo Carpisa e Yamamay. “Il marchio Carpisa è un esempio di imprenditorialità meridionale fin dal 2001, anno della sua nascita. Fin da subito abbiamo anche adottato la formula del franchising, non solo in Italia, ma nella maggior parte dei paesi in cui sono presenti i nostri stores analizzando, di volta in volta, il mercato di riferimento e le sue specifiche esigenze. Diverse strategie sono state adottate in quei paesi in cui i costi di gestione sono molto elevati per l’affiliazione, ma la formula franchising risulta vantaggiosa per quanto è in grado di offrire all’affiliato: un investimento sicuro con un’azienda consolidata che garantisce un servizio di assistenza e consulenza costante nel tempo. I vantaggi per l’affiliato sono molteplici: formazione, redditività, notorietà del marchio, investimenti in comunicazione e promozione, corsi di formazione per gli affiliati e per gli store manager. La formula del franchising assicura all’azienda capillarità e presidio del territorio con un ‘importante presenza del marchio Carpisa in Italia e all’estero”.

Silvian Heach, Una Griffe da 77 Milioni di Euro
Un altro marchio che nel 2006, un anno dopo la sua nascita, si è trasferito al CIS di Nola è Silvian Heach del Gruppo Arav. Nato grazie all’intuizione dei due soci fondatori, i coniugi Mena Marano e Giuseppe Ammaturo, la griffe deve il suo successo all’aver saputo cogliere e reinterpretare tutte le esigenze dell’universo femminile.
Oggi mentre Silvian Heach punta a un target medio-alto, SH, il nuovo brand del Gruppo ideato per andare incontro alle esigenze di un target più giovane e attento al rapporto value for money, è diventato il marchio d’elezione per la clientela teen. “Il progetto Silvian Heach è per noi molto importante in quanto siamo andati a coprire una fascia di mercato femminile di profilo medio-alto”, racconta Mena Marano, Ceo del Gruppo Arav. “Abbiamo fatto in modo che la boutique Silvian Heach sia il luogo in cui ogni donna si sente a proprio agio. Il concept, con gli elementi di arredo preziosi e sofisticati, è infatti caratterizzato da armonia, eleganza e contemporaneità”.
Reduce dal successo dell’apertura del primo monomarca milanese nella centralissima Via Dante e dopo aver chiuso il 2015 a oltre 77 milioni di euro e aver registrato nel primo semestre 2015 un incremento del 3% anno su anno, l’azienda continua a puntare con decisione sull’internazionalizzazione e il rafforzamento del canale retail. Tra le nuove aperture all’estero di quest’anno si contano già punti vendita a Bratislava, Ankara, Kiev, Mosca e Changsha in Cina.

Primadonna Collection, per primi abbiamo puntato sul Fast Fashion al Sud
Nata negli anni 2000 dall’esperienza decennale della famiglia Tatarella nel settore calzaturiero, dalla passione e dalla intuizione imprenditoriale di Valerio Tatarella, Primadonna Spa è oggi un’azienda che ha fatto del binomio tradizione-innovazione la chiave del suo successo partendo proprio dal Sud.
Le collezioni Primadonna Collection propongono calzature dallo stile ricercato e alla moda coerenti con i canoni estetici dell’Italian Style. L’ampia gamma di prodotti presenta anche borse, accessori, accessori, bijoux e una linea apparel che risponde alle esigenze di una clientela dalla forte identità contemporanea e cosmopolita, alla ricerca di un total look da “vera Primadonna”.
Primadonna Collection è distribuita attraverso oltre 350 punti vendita in Italia e all’estero, in boutique di proprietà e in punti vendita in franchising. L’azienda ha il suo headquarter a Bari, mentre lo showroom e l’ufficio stile si trovano a Milano. Al continuo incremento del numero dei punti vendita worldwide (+25% nel 2015), si affianca un costante aumento del sell out che, da alcuni anni, ormai si attesta oltre i 150 milioni di euro.
“Pur partendo dal Sud, il nostro progetto non ha incontrato alcuna difficoltà nella sua crescita”, dichiara Franco Chiarizio, responsabile franchising del marchio pugliese. “Il segreto del nostro successo sta proprio nel tempismo. Ci siamo affacciati al mercato italiano con una proposta di franchising fast fashion prima che nel nostro paese arrivassero le grandi catene dell’abbigliamento low cost. La nostra è stata fin da subito una proposta di rottura: per la prima volta, tutte le donne italiane hanno potuto indossare calzature alla moda, grazie a un prezzo decisamente accessibile”. Le affiliazioni, per Primadonna Collection, rappresentano un modello di sviluppo irrinunciabile. “La nostra formula franchising è il punto di forza del nostro business e i numeri ne sono una chiara dimostrazione. Nel 2016 due terzi della rete Primadonna Collection sono rappresentati da stores in franchising”, continua Chiarizio che aggiunge: “La nostra proposta è fondata sul conto vendita, con un business model che mette il franchisee e il franchisor sullo stesso piano. L’azienda sta puntando e punterà ancora su questo modello di business vincente, esportando il progetto Primadonna Collection in aree internazionali prive di realtà come la nostra”.