La domanda che le vale tutte

Che cosa chiedere durante la fase di valutazione di un’affiliazione. E non si tratta di soldi…

La domanda che le vale tutte
Esiste una domanda che raramente viene posta al franchisor: “Perché ha deciso di creare un franchising?” Eppure è importante comprendere le motivazioni che hanno spinto un imprenditore ad avviare un’attività in franchising. Perché?

 
La risposta è semplice: perché dietro quelle motivazioni si nasconde il vostro successo o il vostro fallimento. Esistono infatti sei tipologie di franchisor con sei modi diversi di approcciare un mercato che oggi vale 23 miliardi di euro ossia l’1,3% del PIL (fonte: Fif, Federazione Italiana Franchising).

Core Business
Al primo posto troviamo colui che ha trasformato o ha affiancato al suo core business una formula franchising. Ovviamente, ci troviamo di fronte a un imprenditore che ha creato un’attività di successo nella quale ha investito soldi, tempo e credibilità, e di conseguenza nel trasferire a terzi il suo know how farà particolare attenzione affinché il franchisee non snaturi il sistema da lui ideato e portato al successo. Questa tipologia di franchisor è una delle più performanti sul mercato.

Ex franchisee
Al secondo posto troviamo l’ex franchisee. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a una tipologia di franchisor molto interessante. Infatti egli avrà creato un franchising pensando più da franchisee che da franchisor in quanto uno dei motivi principali che l’hanno allontanato dal suo precedente franchising è rappresentato proprio dal non aver ricevuto dalla casa madre il giusto sostegno. Questa tipologia di franchisor è votata a creare una rete forte e coesa.

Il master
Al terzo posto troviamo il master, un franchisee che ha acquistato un’area molto più grande con l’intenzione di sub affiliare. Dato che la forza del master è direttamente proporzionale a quella trasferitagli dalla sua casa madre, sarebbe consigliabile approfondire come è nato il franchisor principale. Il master è un imprenditore che crede molto in quella formula franchising e di conseguenza rappresenta una garanzia per i suoi affiliati.
Questa tipologia di franchisor arriva quasi sempre sul mercato con un importante bagaglio formativo.

Titolare di rete diretta
Al quarto posto troviamo colui che, dopo aver aperto molti punti diretti e grazie al successo ottenuto, inizia a ricevere dal mercato richieste di affiliazione. Questa è una tipologia che lascia molto poco spazio alla creatività del franchisee in quanto il franchisor difficilmente sarà disponibile a effettuare modifiche a un format vincente.
Questa tipologia di franchisor possiede una grande conoscenza del territorio e di conseguenza difficilmente sbaglierà delle aperture.

Il venditore
Al quinto posto troviamo colui che ha creato il franchising con un solo intento: quello di marginare sulle aperture senza curarsi molto delle sorti del franchisee, al punto che se il franchising dovesse fallire non si perderà d’animo e ne creerà un altro. Molto spesso non è dotato di un punto pilota e non ha una grande conoscenza del mercato, è solo un buon affabulatore.
Questa tipologia di franchisor è fra le più pericolose.

Imprenditore mancato
Al sesto posto troviamo colui che ha ideato un franchising per risollevare le proprie finanze e spesso si presenta sul mercato sprovvisto dei principali strumenti. Molto spesso parte con buone intenzioni e, a volte, è anche convinto di avere un buon prodotto/servizio ma purtroppo non ha nel suo dna le caratteristiche che dovrebbero essere ad appannaggio di tutti gli imprenditori.
Questa tipologia di franchisor cercherà di coinvolgere i propri affiliati nell’attività ben oltre il ruolo di franchisee.

Ovviamente esistono le eccezioni, le sotto tipologie e i mix fra uno o più dei sei franchisor proposti. Alla fine il consiglio è quello di sostenere l’istinto personale con dati di fatto, analizzando numeri, testimonianze e progetti per il futuro.

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