Rivista Franchising

lo stato socialeROMA- I riflettori si sono spenti su Sanremo, almeno per quest’anno e tanti sono stati gli spunti di riflessione e le polemiche che la più importante kermesse canora ha acceso. Dal caso del brano vincitore di Ermal Meta e Fabrizio Moro, fino a tematiche che esulano dalla musica, come per il caso de Lo Stato Sociale.

Il gruppo bolognese ha portato sul palco dell’Ariston un pezzo dal titolo “Una vita in vacanza” che affronta il tema del lavoro. Forse la performance rimarrà impressa per l’esibizione dell’83enne ballerina inglese Paddy Jones. Ma a molti non è sfuggita anche la presenza sul palco degli artisti che avevano appuntati sul petto i cartellini indicanti cinque nomi diversi. In molti si sono interrogati sul significato di quei cinque nomi e la risposta de Lo Stato Sociale non è tardata ad arrivare. L’omaggio, spiegano, è per i cinque operai Fiat di Pomigliano licenziati nel 2014 e non ancora reintegrati. “Domenico Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore, operai Fiat di Pomigliano d’Arco. Sono questi i cinque nomi che sono saliti con noi sul palco dell’Ariston – spiega la band su Facebook – La loro storia è solo uno dei tanti esempi di come il lavoro in questo paese pesi sulle vite delle persone, troppo spesso degradando la loro dignità. Abbiamo pensato che un brano il cui tema è quello del lavoro, seppur con leggerezza, potesse planare su un argomento sensibile e centrale per tutti noi“.

Trovata pubblicitaria o meno, anche gli operai hanno apprezzato il gesto e proprio per questo sono arrivati nella città ligure per esporre uno striscione che recitava “Il nostro unico voto va a Lo Stato Sociale”.

Una vita in vacanza: la genesi del brano cantato da Lo Stato Sociale

Il testo è stato scritto nell’estate 2017 al ritorno da un viaggio in Puglia e, com’è stato spiegato dai membri della band “rappresenta il nostro modo per cercare di parlare in maniera divertita e divertente dell’antagonismo che c’è fra il lavoro e il mondo del lavoro e soprattutto perché il lavoro è vissuto in questa maniera in una società come la nostra che fa di tutto per renderlo sgradevole.

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