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Il materiale sintetico che dimentica, l’ultima innovazione dagli Stati Uniti

CHICAGO – Perovskite quantistica è un materiale sintetico in grado di immagazzinare nuovi stimoli ed informazioni, dimenticando ed eliminando il superfluo alla stregua del nostro cervello; si tratta dell’ultima innovazione introdotta da un gruppo di scienziati statunitensi dell’Argonne National Laboratory. Gli studiosi hanno presentato la loro invenzione in uno studio pubblicato su Nature Communications, spiegando come il cervello umano sembri ancora ancora essere il miglior “computer” in circolazione.

Perovskite quantistica, il materiale sintetico in grado di dimenticare è il futuro dell’intelligenza artificiale

Studiare quindi le capacità e le potenzialità dell’organo più importante del corpo umano potrebbe essere la soluzione più efficace per compiere importanti passi avanti nel campo della tecnologia e dell’innovazione. La perovskite quantistica, infatti, è stata messa a punto imitando la capacità di dimenticare del nostro cervello. Grazie a simulazioni computerizzate e all’utilizzo di caratterizzazione a raggi X, si è dimostrato che così come l’organo umano tende a disfarsi delle informazioni non più necessarie desensibilizzandosi di fronte a stimoli ricorrenti, il nuovo materiale in lattice introdotto dagli scienziati americani è in grado di espandersi o contrarsi all’aggiunta o rimozione di un protone; ma se il processo è ripetuto più e più volte, il materiale, proprio come il cervello umano, si desensibilizza allo stimolo riducendo la risposta, o, in altre parole, “dimenticando”. Tale capacità di adattamento del materiale è strettamente legata alla capacità di resistere alla corrente elettrica, e quindi all’utilizzo di energia. Gli studi in tal senso hanno lo scopo di gettare le basi per un futuro sviluppo di forme sempre più efficienti di intelligenza artificiale, che arrivino ad imitare il cervello umano in ogni sua capacità, tra le quali quelle di apprendere ed adattarsi. La perovskite quantistica sarà quindi utilizzata per produrre computer sempre più potenti e “flessibili”, perché sempre più simili e vicini al progenitore di tutte le tecnologie: il nostro cervello!

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