Rivista Franchising

NAPOLI- L’ultima classifica di Eurostat relativa al lavoro femminile vede l’Italia al penultimo posto. Se, infatti, la media europea vede impegnate il 62,4% delle donne fra i 15 e i 64 anni, nella nostra penisola la media cala al 48,9%. La percentuale di lavoratrici “in rosa” è cresciuta negli ultimi anni, ma fa fatica a raggiungere i livelli medi europei, che ci trovano, nella classifica generale penultimi, davanti solo alla Grecia.

Ai primi posti in classifica per occupazione femminile troviamo la Germania (con una media addirittura del 76,1% nella regione di Brandeburgo), la Finlandia, che nell’Aland vede impiegate nel mondo del lavoro più dell’80% delle donne, ma anche la provincia di Bolzano, dove l’occupazione delle donne supera la media europea, con numeri che evidenziano come a lavorare sia più del 65% delle donne.

Lavoro femminile: Sud Italia fanalino di coda

Se da una parte, dunque, troviamo regioni italiane che sono nella media, o addiritturano la superano per quanto riguarda l’occupazione femminile, a chiudere la classifica fatta per regioni, troviamo le quattro maggiori del Sud Italia: Puglia, con il 32% delle donne impiegate, Calabria, con il 30,2%, Campania (29,4) e maglia nera per la Sicilia che supera di poco il 29% relativo al numero di donne inserite nel mondo del lavoro.

Guardando alla classifica generale (che calcola la media dell’occupazione femminile e maschile insieme) i dati non cambiano di molto, infatti, dietro la Campania (con il 42% di lavoratori), Calabria (40,8%) e Sicilia (40,6%), troviamo solo la Mayotte, una regione d’oltremare francese, in cui l’occupazione maschile e femminile raggiunge solo il 32,9%.

Ciò che la statistica Eurostat evidenzia è un’Italia spaccata a metà, con il Settentrione che registra dati nella media (e a volte superiori) relativi al lavoro sia maschile che femminile, e il Meridione, invece, che stenta a crescere. Se si guarda all’ultimo anno, l’occupazione femminile ad esempio è cresciuta solo dello 0,8% in media nell’intera Italia e dello 0,6% al sud, con una media europea, però, dell’1,1%.

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